FERRANIA esisteva già in epoca medievale con il nome di Ferranica, un'antica abbazia, ora Chiesa Parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo.

La bella Adelasia della leggenda in una preziosa illustrazione (incisione acquarellata a mano) tratta da "Adelassia ed Allerame", racconto di Pietro Giuria
La citazione più antica è legata alla famosa leggenda di ALERAMO, fondatore della famiglia che doveva dominare queste terre per oltre tre secoli, e di ADELASIA.

Il racconto, ambientato nel X secolo alla corte dell'Imperatore OTTONE I, è stato tramandato in forme varie dal XIV secolo per giungere fino al secolo scorso in cui fu narrato ancora dal CARDUCCI, da CESARE ABBA ed infine da PIETRO GIURIA.

Si narra che il fondatore degli ALERAMICI sarebbe stato di origine italiana, ma trasferendosi alla corte di OTTONE si sarebbe innamorato della figlia di costui, la bella Adelasia.

La principessa avrebbe corrisposto con tale entusiasmo da indurre Aleramo a fuggire con lei ed a rifugiarsi in un luogo qualunque pur di sottrarsi al pericolo di nozze non desiderate.

La leggenda dice che fuggissero su due cavalli, l'uno baio e l'altro bianco, fissando infine la loro dimora nella GROTTA DELL'ADELASIA a Ferrania.

Di vero nei rapporti fra Ottone I ed Aleramo c'è solo la donazione e la conferma dei possedimenti di Aleramo fatta dall'imperatore nel 967; alle terre che già possedeva, sia per eredità che per conquiste proprie, nei contadi di SAVONA, PARMA, CREMONA e BERGAMO, si aggiungono luoghi desertici tra il TANARO, l'OLBA ed il lido del MAR LIGURE.

Atto di donazione
del Marchese Bonifacio del Vasto
(Archivio Cremonesi)
Tra i discendenti di Aleramo troviamo il famoso BONIFACIO DEL VASTO, capostipite delle famiglie del CARRETTO, ed al quale è legato il documento più antico fin'ora conosciuto in cui si parli di Ferrania: l'ATTO DI DONAZIONE del 1097.

Nel dicembre di quell'anno il Marchese Bonifacio del Vasto, insieme al nipote Enrico, dona ai Canonici regolari di S. Agostino collocati nella Chiesa e nel Convento di Santa Maria e dei Santi Pietro e Nicolò di Ferrania una grande estensione di terreno intorno e poi molte altre chiese e corti poste in diversi luoghi più o meno lontani, come era uso in quei tempi.

Nel 1111 lo stesso Bonifacio dona il "Luogo di BIESTRO" avuto dall'Abate di San Gaudenzio in permuta con altri beni.

Nel 1179 il Marchese ENRICO IL GUERCIO fonda l'OSPEDALE di FORNELLI con chiesa annessa intitolata a Santa Mariae li sottopone a Ferrania.

I DEL CARRETTO, prodighi benefattori verso la Chiesa di Ferrania, di fatto ne godono le rendite avendo Canonici e Prepositi del loro casato in quel cenobio.

Ciò non incontra ostacoli finché i Marchesi SCARAMPI giungono a Cairo.

Poco dopo, infatti, nel 1345 sorge una lite tra il Preposito di Ferrania, TOMMASO DEL CARRETTO e GIOVANNONE SCARAMPO sulla giurisdizione criminale del luogo di Ferrania.

Effige sepolcrale del Protonotario Apostolico Bartolomeo Scarampo, 1540 ca.
(Chiesa SS Apostoli Pietro e Paolo, Ferrania)
La controversia viene decisa dall'Arcivescovo di Genova nel 1347 con una sentenza che dà ragione allo Scarampo.

Il Preposito di Ferrania scende a miti consigli e chiede protezione al Marchese.

Nel 1400 la Chiesa di Ferrania continua a chiamarsi conventuale, ma non vi sono più canonici. I Pontefici che la dicono sempre immediatamente soggetta alla Santa Sede, la commendano ora ad uno ora ad un altro personaggio.

Nel 1401, ANTONIO SCARAMPO, scudiero e familiare di Papa BONIFACIO IX, fa presente al Papa come la prepositura di Ferrania, per le continue guerre e la malvagità dei tempi, sia rovinata negli edifici e nei beni, e pressochè abbandonata: si offre di ripararla e di sfruttarne le rendite.

Il Papa acconsente ed il patronato di Ferrania passa agli Scarampi, nelle cui mani resterà per circa tre secoli.

INNOCENZO REINALDO SCARAMPO è l'ultimo preposito di Ferrania (1743). Il fratello ANTONIO MARIA, non avendo più rampolli da proporre alla successione del proprio casato, ottiene da Papa BENEDETTO XIV la secolarizzazione del beneficio di Ferrania e la riduzione di esso in Commenda da aggregarsi all'Ordine Equestre dei SS. MAURIZIO E LAZZARO Sono del 23 Settembre e del 24 Ottobre del 1744 il decreto papale ed il regio biglietto di accettazione nell'Ordine Mauriziano.

Nel 1747 si estingue la linea maschile degli Scarampi di Cairo.

Per la successione al beneficio di Ferrania sorge una lite che si protrae per quasi cinquant'anni.

Un regio decreto prima, ed un tribunale Napoleonico poi, assegnano tali beni al Marchese SEYSSELL D'AIX erede per parte materna dei possedimenti di Cairo e Ferrania.

Il 21 Luglio 1818, con atto rogato in Torino presso il Notaio Maganza, il Marchese MARCELLO LUIGI MARIA DURAZZO, patrizio genovese, acquista dai Seyssell d'Aix il feudo di Cairo ed i beni dell'antica commenda di Ferrania per la somma di Lire 480.000 nuove di Piemonte.

Uomo di grande impegno sociale e culturale, il Marchese Durazzo consolida le sue fortune ed il suo prestigio durante il periodo Napoleonico.

Nel 1810 sposa LIVIA DE MARI, sorella di AGOSTINO DE MARI, Vescovo di Savona.

Alla tenuta di Ferrania dedica particolare attenzione.

Nel 1820 riorganizza gli stabilimenti di Cairo e Ferrania per la lavorazione del ferro. Il minerale, proveniente dall'ISOLA D'ELBA, trasportato a Savona con velieri e quindi trasportato a dorso di mulo attraverso l'Appennino, veniva trattato con carbonella di faggio (secondo il metodo cosiddetto "catalano") per la produzione di utensili agricoli.

Nel 1825 iniziano i lavori di ripristino del fondo Ferraniese riguardanti il Palazzo, la Chiesa ed il Borgo.

Nel 1826 viene costruita in Cairo una residenza di caccia (ora meglio conosciuta come VILLA DE MARI).

Nel 1848 NICOLETTA DURAZZO, moglie del Marchese ADEMARO DE MARI eredita dal padre le proprietà di Cairo e Ferrania. La tenuta di Ferrania diventa la sua residenza prediletta.

Disegno degli Architetti Roda di Racconici per la sistemazione dei giardini della tenuta di Ferrania (1854)
(Archivio De Mari)
Nel 1854 vengono chiamati gli architetti RODA di Racconigi per la sistemazione dei giardini, della scuderia e di altri edifici.

Nel 1870, dopo la morte di Nicoletta Durazzo, sorge una lite tra i fratelli MARCELLO e CRISTINA per la successione delle proprietà.

CRISTINA SERRA DE MARI, tacitata con altri beni in Genova, cede al fratello la tenuta di Ferrania.

Marcello De Mari dà grande impulso all'azienda agricola. Bonifica i 35 ettari di PIAN CERISETO e li rende idonei ai nuovi metodi ci coltivazione dei cereali (rotazione agraria); usa razze selezionate per l'allevamento del bestiame; rende pregevole e rinomato il vino ALEATICO prodotto il Località VIGNAROLI.

Ma alla sua morte (1913) la grande tenuta di Ferrania doveva sopravvivere per poco.

Nel 1915, la S.I.P.E. - Società Italiana Prodotti Esplosivi trasforma il vasto granaio di Pian Ceriseto in industria per la produzione di prodotti esplosivi
Per capire le ragioni di questa trasformazione si deve fare un salto indietro nel tempo.

Dopo la sconfitta di Sedan nel 1870 e la costituzione dell'Impero Germanico, La Repubblica Francese, perseguendo lo scopo di una rivincita sui tedeschi, strinse sempre più intima alleanza con l'Impero di tutte le Russie, superando ogni diffidenza ideologica tra la propria costituzione democratica e la costituzione assolutistica dell'Impero Zarista.

Particolare (ed interessata) attenzione venne riservata all'armamento dell'artiglieria campale russa, essendo già nota l'importanza data dai russi all'artiglieria pesante. Si ritenne utile consigliare l'adozione del cannone da campagna, con diametro di 75 mm, già adottato dall'esercito francese e ritenuto valido anche per le ondulate pianure russe.

Un'importante caratteristica del cannone campale Deport era la sua leggerezza, particolarmente adatta al movimento ippotrainato, ma che richiedeva per la carica di lancio un esplosivo a deflagrazione progressiva, costituito da una miscela di nitrocellulosa a diverso tenore di nitrazione, denominata POLVERE B.

Tutto andò bene fino allo scoppio della prima guerra mondiale, nell'estate del 1914: infatti le necessità interne della Francia le impedirono di continuare la fornitura di polvere B alla Russia.

La Fermata di Ferrania in una foto del 1909
Non essendo attrezzati per produrre questo tipo di polvere, i russi si rivolsero allora in Italia alla più importante industria del ramo, cioè appunto la S.I.P.E. di Milano, presieduta dall'Ing. FERDINANDO QUARTIERI, che accettò di costruire ex novo uno stabilimento per la produzione della polvere B.

La scelta della località di Ferrania fu certamente influenzata dalla vicinanza dello stabilimento di CENGIO della stessa S.I.P.E., ma anche dallo stato di abbandono della grande tenuta agricola di Ferrania, con possibilità di raccordo ferroviario alla fermata di Ferrania sulla linea SAVONA - SAN GIUSEPPE DI CAIRO, che proseguiva poi per Cengio e Torino da una parte e per Alessandria e Milano dall'altra. Inoltre c'era pure la possibilit√† di raccordo stradale con la Nazionale Savona-Carcare-Cairo-Piana Crixia-Alessandria/Torino.

Fu immediatamente tracciato un vialone dalla Fermata FS di Ferrania (diventata poi Stazione FS) fino alla base della salita al COLLE VISPA, attraversando il Pian Ceriseco con raccordo ferroviario di servizio.

La zona destinata allo stabilimento fu poi preclusa con reticolati e la sorveglianza fu affidata ad un nucleo di Milizia Territoriale.

Nel frattempo il Ministero della Guerra della Repubblica Francese concesse la visita dei polverifici ad una commissione di esperti presieduta dal consulente della S.I.P.E., il Prof. ETTORE MOLINARI, docente di Chimica Industriale nel Regio Politecnico di Milano.

Una delle strutture del dinamitificio di Pra Sottano, con la grande ciminiera (72 mt.) crollata nel maggio del 2008
La parte tecnologica degli impianti di nitrazione della cellulosa fu affidata al Dr. ENRICO DE RIGHI, chimico romano del Regio Polverificio di Isola del Liri, mentre il laboratorio chimico fu diretto dal suo amico e collega il Dr. ETTORE VIVIANI.

L'attività della polvere B a Ferrania, inviata in Russia via mare attraverso il porto di Arcangelo, cessa nel 1917 in relazione alla mancanza di ordinativi dell'esercito russo per la cessazione di azioni belliche dopo la Rivoluzione di Ottobre e la pace separata con gli Imperi Centrali.

Prosegue tuttavia a Ferrania l'attività della nitrazione, avendo la S.I.P.E. ottenuto dal Ministero della Guerra la commessa di produzione di solenite per il munizionamento del fucile modello 1891 e delle mitragliatrici dello stesso calibro.

Ultimo atto della S.I.P.E. a Ferrania fu l'inizio della costruzione di un dinamitificio nella zona denominata PRA SOTTANO, in cui si dovevano realizzare le attrezzature necessarie alla parte più pericolosa di riempimento dei proiettili: l'impianto non venne però terminato per la sopraggiunta fine della guerra.

Ma non tutto il patrimono tecnologico della S.I.P.E. andò perso con il termine del conflitto: con un capolavoro di intuizione, ci fu la previsione anticipata di una riconversione delle attività produttive della polvere B in attività di produzione di materiale fotografico che in successivi passaggi temporali, hanno permesso lo sviluppo dell'INDUSTRIA FOTOGRAFICA che hanno portato Ferrania a livelli di eccellenza non solo Nazionale, ma senza esagerazione, Mondiale, per poi intraprendere un un declino irreversibile dovuto soprattutto al fatto di non essersi saputi adeguare alle innovazioni tecnologiche.

Ma questo argomento sarà trattato più approfonditamente nella sezione Economia del sito.


Il materiale inserito in questa pagina è tratto dal volume
FERRANIA
dalle antiche ferriere all'industria dell'immagine

di
ANGELO SALMOIRAGHI